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Tutte le ultime notizie dalla delegazione regionale Puglia di Fondazione Italiana Sommelier

Settima Giornata della Cultura del Vino e dell'Olio

16/10/2015
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Sabato 10 ottobre si è svolta, all’interno del relais “Borgo Egnazia” in Savelletri, provincia di Brindisi, la Settima Giornata della Cultura del Vino e dell’Olio promossa da Fondazione Italiana Sommelier con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un evento che si rinnova ogni anno, rappresentando il più autorevole focus sul mondo del vino e dell’olio di oliva di qualità; uno stato dell’arte delle due filiere, descritto e raccontato dai protagonisti della produzione, da esponenti delle istituzioni e dai sommelier, quelli della Fondazione, interlocutori privilegiati tra consumatori, cantine e Istituzioni. Tanti i partecipanti e gli ospiti che anno animato sin dalla mattina la speciale kermesse a cui ha partecipato anche il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, nominato, nell’occasione “Sommelier d’Onore”.

Le ore 10 del mattino hanno scandito l’apertura di un grande meeting caratterizzato da tre temi: “Il vino a scuola”, “Il vino nel riscaldamento del pianeta” e, infine, “La cultura dell’olio e il futuro dell’olio artigianale”. A moderare la discussione Attilio Romita, giornalista Rai e Direttore TGR Puglia e a fare gli onori di casa il Presidente Nazionale di Fondazione Italiana Sommelier Franco Ricci e il Presidente della Fondazione Puglia Giuseppe Cupertino. A commentare per primo la giornata il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha confessato: “sono stato affascinato dall’idea di questa giornata e rapito d’istinto. Volevo venire a vedere che stavate combinando. La cultura del vino somiglia molto alla cultura di governo della Puglia che si basa su un assioma, garantire una lunga vita felice alle persone, abituarle a uno stile di vita che abbiamo perso negli ultimi decenni”. Il Presidente Ricci, dopo il saluto ha tenuto a rimarcare come il vino sia esso stesso arte e cultura d’Italia. Il vino è simbolo del Paese e l’Italia è rappresentata dal vino. Concetto che ha introdotto il primo tema del convegno, ovvero il dovere delle scuole alberghiere e non di insegnare il vino. Un cavallo di battaglia per la diffusione della cultura del vino portato avanti da anni da Franco Ricci che, a breve, potrebbe trasformarsi in realtà grazie a un Ordine del Giorno approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 19 maggio che ha visto come firmatari Massimo  Fiorio, Dorina Bianchi, Alan Ferrari eNicodemo Oliverio. Scopo dell’intervento: porre fine allo scempio che si compie nella Scuola Alberghiera Italiana, dove in 5 anni di Programmi scolastici non è prevista neanche un’ora di lezione sul vino. Lo stesso OnorevoleMassimo Fiorio, Vice Presidente della Commissione Agricoltura e relatore del Testo Unico della Vite e del Vino, ha illustrato nel suo intervento le caratteristiche dell’iniziativa raccontando che “questo ordine del giorno è stata una provocazione al Governo. Questo Paese non può accontentarsi solo delle performance commerciali del vino ma deve fare qualcosa di più perché non basta più dire quanto siamo bravi ma c’è bisogno di azioni attive e una di queste è il riconoscimento culturale del prodotto”. Su quest’ultimo aspetto l’Italia non è certamente all’avanguardia e come sottolineato da Fiorio “arriviamo secondi o terzi, la prima è stata la Spagna tra il 2003 e il 2004, ora lo sta facendo la Francia. Nelle prossime settimane - ha poi aggiunto - presenteremo nelle prossime settimane una legge per il riconoscimento del patrimonio culturale del vino come insegnamento nella scuola secondaria a partire da quelle alberghiere”.

A seguire si è discusso il tema “Il vino nel riscaldamento del pianeta”, vexata quaestio degli ultimi anni e tema centrale per il futuro della  viticoltura. Trend climatici secolari, Mutamento dei sistemi di coltivazione, adattamento delle varietà, economie locali e un incremento della concorrenza mondiale sono stati gli argomenti principali di questo secondo tema, spiegati da interventi ad alto profilo didattico come quello di Attilio Scienza, Professore Ordinario di Viticoltura all’Università di Milano, che ha posto l’accento non solo sull’aumento delle temperature medie ma anche sul problema della mancanza d’acqua, più grave secondo Scienza perché non prevedibile nei modelli climatici. “I modelli climatici - ha dichiarato Scienza - ci consentono di fare delle ottime previsioni per i prossimi anni, ciò detto gli effetti sul vino non sono universalmente valutabili perché ogni vitigno darà una sua specifica risposta. Ci saranno cose positive e negative, avremo cicli più o meno lunghi di sviluppo, dormienze in clima caldo, germogliamenti irregolari, bassa fertilità su alcune varietà, diminuzione delle gelate e tanti aspetti diversi da luogo a luogo e da uva a uva. Alcuni modelli mostrano addirittura effetti positivi, altri segnalano dei danni. Tuttavia oltre alle temperature, il problema più grave sarà quello dell’acqua, le cui variabili non sono ipotizzabili dai modelli climatici. Infine il la concentrazione di sale nei suoli sarà un ulteriore elemento da valutare, alla luce dei sempre più frequenti incrementi legati a diversi motivi, tra cui quello dell’abbassamento delle falde”. Gli ha fatto eco Marco Simonit, fondatore della Scuola di Potatura, che ha spiegato l’adattamento naturale della vite nei vari ambienti e nei differenti periodi, ovvero quelle basi che hanno reso la vigna parte integrante del paesaggio italiano. Ha poi posto l’accento sul rapporto tra uomo e pianta, “da  quando esiste ala vigna - dice Simonit -coltivata c’è una sorta di addomesticamento che l’uomo fa nei confronti della vita per coltivarla. In natura sarebbe una liana, dalla sua incapacità di reggersi da sola e dalla forma indefinita. Nella coltivazione, l’uomo a seconda dei tipi di uva degli ambienti diversi ha nel tempo determinato, studiato e consolidato dei modi di coltivazione che hanno spesso identificato la zona, anche da un punto di vista paesaggistico un territorio veniva riconosciuto dal modo di fare viticoltura. I cambiamenti climatici potrebbero mutare tali paesaggi, perché si è notato un deperimento più veloce delle vigne che non durano più oltre 60 anni ma dopo 20-25 anni bisogna estirparle”. Sono poi stati illustrati dei casi di attacchi di funghi legati proprio ai cambiamenti climatici e quindi l’interrogativo consiste nel capire come le piante posso adattarsi a questo. Lo scienziato Claudio Margottini dell’ISPRA - Servizio Geologico d’Italia ha infine messo in luce le responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici, con riduzione dei ghiacciai, della pesca ecc. analizzando le risposte dell’uomo e delle comunità al cambiamento climatico attraverso la mitigazione, ovvero la riduzione delle emissioni e l’adattamento alle condizioni acquisite.

Le prospettive future dell’olio di oliva hanno rappresentato poi il cuore del terzo tema discusso, che ha visto gli interventi di Nicodemo Oliverio, Capogruppo PD Commissione Agricoltura, e di Elia Pellegrino, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Frantoiani Oleari. I discorsi hanno sottolineato l’importanza di un programma olivicolo nazionale non solo per la produzione ma anche per la comunicazione dell’olio di oliva di qualità, la valenza sociale del frantoio nelle comunità locali e l’inadeguatezza del modello olivicolo spagnolo (produzioni superintensive e accentramento produttivo in grandi frantoi) per l’Italia, Paese per eccellenza della tipicità dell’olio di oliva con più di 500 cultivar e oltre 4mila frantoi. “L’olivicoltura italiana - ha dichiarato l’Onorevole Oliverio - è un patrimonio immenso e straordinario di 900mila aziende, 1 milione di ettari, 3 miliardi di fatturato generato, ovvero il 3% dell’agroalimentare italiano, e ancora 2614 confezionatori con frantoio e 3760 frantoi, forse troppi. L’Italia è il secondo produttore al mondo e abbiamo una banca mondiale della genetica di alto profilo, oltre a 170mila ettari di biologico e siamo terzi produttori al mondo per le olive da tavola”. Il Capogruppo PD in Commissione Agricoltura ha poi posto l’accento sull’esigenza di una ricostruzione della storia dell’olivicoltura italiana, andando anche oltre le superstizioni, nella consapevolezza che l’olio buono si produce solo in alcuni territori. “A luglio - ha aggiunto - il parlamento ha approvato il piano olivicolo  nazionale ed è la prima volta nella storia della Rpubblica”. In conclusione un auspicio: essere uniti contro la fitopatia della xylella e nella lotta alla contraffazione, non solo in dogana ma anche sugli scaffali dei negozi al dettaglio. Elia Pellegrino ha sottolineato il ruolo del frantoio e la sua valenza sociale: “il rapporto tra il produttore e frantoiano - ha sostenuto - è un legame di fiducia che si va a consolidare negli anni tempi. I grandi frantoi non possono esprimere principi di artigianalità, le produzioni superintensive non esprimono biodiversità, il mondo dell’olio globalizzato non trova una marginalità tipica. I modelli della nazione leader dell’olivicoltura, la Spagna, vedono un accentramento in grandi strutture e 6 varietà in tutto, tali schemi non sono applicabile in Italia e il modello spagnolo non è vincente per l’Italia”.

Nel pomeriggio i convegni hanno lasciano il campo ai sensi, con assaggi di vino, olio extravergine di oliva e un’esclusiva ed unica degustazione verticale di Brunello di Montalcino Biondi Santi Il Greppo d’annata e Riserva. Numerosi i millesimi coinvolti, dal 1983 al 2008, oltre ad altre etichette dell’azienda Castello di Montepò, nonché la presenza sul palco a raccontare i vini di Jacopo Biondi Santi, patron delle due cantine, e di Paolo Lauciani, docente di Fondazione Italiana Sommelier.
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